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giovedì 15 ottobre 2009

L'uomo in politica

Nessuno, si può dire, fa qualcosa di sano nelle cose della politica, e non c'è alleato insieme con il quale si possa andare al soccorso della giustizia salvando anche se stessi; piuttosto, è come se un uomo precipitato fra le belve non volesse collaborare all'ingiustizia né potesse da solo opporsi a tutte le fiere, e quindi morisse prima di aver giovato alla città o agli amici, inutile a sé e agli altri. (Platone, Repubblica, VI, 496d)

domenica 15 febbraio 2009

Siam tutti politici

Delizioso. Pochi anni fa il mondo della politica era estremamente lontano. Ora, grazie a internet, grazie a Grillo, Travaglio&co, grazie ai blog, siamo tutti politici. Moltissimi si riservano il loro piccolo spazio, l'angoletto di critica dove esternare i propri giudizi. E, con la propria insindacabile autorità, si gettano sentenze al numeroso popolo di internet, riguardanti i vari Berlusconi, Veltroni, Veltrusconi, psiconani, topigigio, ai messia che rispondono al nome di Beppe, Marco, Piero ecc
Siamo veramente diventati tutti politici. Ma non nel senso greco di politikè, di ciò che attiene alla città, polis greca. Non nel senso in cui tutti si dedicano, nel loro piccolo, alla gestione del proprio paese, contribuendo al Bene Comune (doppia maiuscola d'obbligo). Siamo invece diventati tutti politici, tutti giudici, tutti chiaccheratori della domenica, pronti ed elargire buone e belle parole, consigli, giudizi, sentenze. Pronti a criticare le leggi, i comportamenti, da non so quale pulpito. Se è pur vero che tacere e lasciar fare è deleterio, elevarci tutti a magistrati detentori del giudizio superiore è quantomeno ridicolo. (E, nel frattempo, io faccio lo stesso, non sottraendomi a ciò che io stesso critico, almeno non mi si dica che non lo riconosco). Il popolo di internet, il popolo dei chiaccheratori, degli abitudinari dei bar è sempre lo stesso, fa sempre le stesse cose: critica critica critica. Mi viene in mente il paladino Marco Travaglio, con la sua autorevole pacatezza, che denuncia con ferma e forte voce i vari crimini commessi dai politici. Mi vengono in mente i libri top seller nei nostri negozi e nelle nostre edicole: La Casta (in ogni caso non l'ho letto, parlo per sentito dire e una smentita è piacevolmente accolta), La Casta2, Il bavaglio e chi più ne ha più ne metta. Di questi libri se ne vendono a milioni. Di gente in piazza ai Vday ce n'è a milioni. Siamo tutti imparziali e distaccati giudici di quel manipolo di ladri/mafiosi/terroristi che ci governano e ci piace tanto criticare. È cambiato qualcosa? No. Cambierà qualcosa? No. Così è troppo facile, veramente troppo facile. Criticare e criticare, gettare la responsabilità altrove ed ergerci a Giudici della situazione. Certo, il comportamento di quei politici è riprovevole, gli aggettivi “ladro/mafioso” calzano bene se accostati a quelle figure. Ma basta fare i giudici, basta criticare. Non serve a nulla. Soprattutto finché a sbagliare siamo noi in prima persona. E il tono di saccenza (di cui travaglio è secondo me maestro) con cui si fa ciò è ancor più snervante. Basta.

giovedì 23 ottobre 2008

Picco del petrolio


Il picco del petrolio (o picco di Hubbert) è stato esposto nel 1956 dal geofisico Marion King Hubbert e descrive “la probabile evoluzione temporale della produzione di una qualsiasi risorsa minerale o fonte fossile esauribile o fisicamente limitata” (thanks wiki!). Una sua interessante applicazione riguarda la produzione del petrolio. La curva che questa produzione descrive è illustrata nella figura accanto. Notate nulla? Fino alla metà circa aumenta, per poi raggiungere il picco e ridiscendere. Bene, quel picco (globalmente parlando) è stato statisticamente previsto per il 2012, in alcuni paesi è stato raggiunto parecchio tempo fa (inghilterra ad esempio) in alcuni da pochi anni (cina) e in altri sarà raggiunto entro breve.
Cosa significa questo? Significa che il sistema economico e sociale per come lo conosciamo ora è destinato a crollare. Dopo il picco, il punto più alto, la produzione è destinata a rallentare, inevitabilmente. Il petrolio è fondamentale per la nostra società. Senza scomodare i mezzi di trasporto che ci riguardano direttamente, pensiamo a qualcosa di molto più fondamentale: il cibo. Il cibo che consumiamo viene quasi sicuramente prodotto molto lontano da noi, lavorato e inscatolato da tutt'altra parte, immagazzinato in altri posti e venduto in altri ancora. Senza petrolio (o perlomeno col petrolio destinato immancabilmente a scomparire e con prezzi sempre più esorbitanti) tutto ciò come potrà avvenire? O ancora pensiamo all'energia elettrica. Ora, non so la percentuale precisa di energia elettrica prodotta da questo combustibile fossile, ma è drasticamente alta. E la nostra società si basa sul consumo ininterrotto e sempre maggiore di energia elettrica. O tante altre cose, si ricade sempre lì. E con orrore possiamo accorgerci di quanto non siamo pronti a fronteggiare tutto ciò. Qualcuno potrebbe auspicare che i governi e le istituzioni ancora più in alto stiano già da tempo preparando una controffensiva, ma non è così, basti solo pensare alla disinformazione che impera su questo ambito. Le fonti di energia pulite e rinnovabili soddisfano solamente lo 0,17% del fabbisogno energetico globale. 0,17% significa che anche CENTUPLICARE la produzione non servirebbe a NULLA. In italia si discute ancora di nucleare, quando il nucleare è probabilmente la fonte energetica destinata a perire prima del petrolio; negli ultimi tempi, nel periodo in cui il petrolio ha raddoppiato il suo prezzo l'uranio ha sestuplicato il suo, e le scorie radioattive (l'uranio impoverito) ha tempi di smaltimento che superano il milione di anni. Una centrale nucleare comporta investimenti enormi e ha bisogno di tempi lunghissimi per compensare il denaro speso Nonostante questo, in barba a quanto espresso dal POPOLO, il governo attuale ha in programma la costruzione di centrali nucleari. Tutto questo mentre centinaia e centinaia di fiumi scorrono, mentre il sole batte forte su buona parte del bel paese per 8 mesi all'anno e mentre il vento disturba il quieto di vivere di molte persone. Eppure si cerca petrolio, petrolio e ancora petrolio. Non è un caso che dopo l'11 settembre il medio oriente (l'ultima zona destinata a raggiungere il picco) sia costellato da basi americane. Non è un caso che i militari italiani in Iraq siano fortemente voluti dall'Eni (gruppo Agip), altro che eroi col sacro e nobile scopo di riportare la pace in un posto devastato dalla guerra (per carità, sono fortemente convinto che molti, molti italiani siano là per quello, io parlo solamente di piani economici e politici). Poi per quanto riguarda le basi militari in medio oriente ci sarebbe anche da discutere sul fatto che sono poste proprio accanto al nuovo astro nascente dell'economia, la cina, che con il suo miliardo e mezzo di abitanti e consumatori spaventa enormente gli stati uniti, ma qui si cade nel cospirazionismo e si tratta un'altra storia. Tornando dalla divagazione al filo conduttore dell'articolo, occorre riflettere bene sulla situazione attuale e sul futuro. Non che in pochi anni tutto sia destinato a crollare, questo no, occorreranno decenni perché la cosa si manifesti chiaramente, però è innegabile quanto la nostra società sia impreparata a tutto ciò. Quando sarà sempre maggiore la richiesta di petrolio e la materia prima sarà insufficiente a soddisfare la domanda qualcosa dovrà accadere. È auspicabile una unione globale, atta a cooperare, a investire su nuove fonti di energia, a risolvere Insieme il problema. È verosimile pensare che, come già accade, il più potente si imponga sugli altri per ottenere le risorse con la forza, a spese degli altri. Il problema è che a contendersi questo ruolo sono più potenze, e nel momento critico tenteranno di imporsi in tutti i modi possibili, e tutto ciò scatenerà una guerra, un disastro a livello globale di portata inimmaginabile.

mercoledì 22 ottobre 2008

politica

Quando mi soffermo su cosa per me sia la politica mi sento molto combattuto al riguardo. Da una parte penso che politica sia tutto ciò che noi facciamo, quando lo facciamo pensando anche solo un momento alle persone con cui viviamo, alla collettività di cui facciamo parte. Non è così in fondo?
Ora, non voglio risalire al significato etimologico e preciso del termine, ma penso che ogni singolo gesto, se fatto con un'ottica e un'intenzione “collettiva” possa essere un gesto politico, un'azione fatta per perseguire il benessere sociale. Anche semplicemente gettare la cartaccia nel cestino anziché a terra, non è contribuire a rendere più vivibile la Nostra società?
E penso che ognuno di noi debba fare politica, nel suo piccolo e nel suo grande, al di là dei propri moralismi e della propria etica, ognuno vive con gli altri e con gli altri vivrà e in un qualche modo nei suoi pensieri dovrà farceli entrare.
Ma la politica sta assumendo un significato molto diverso oggi, in italia soprattutto. La politica viene delegata ad una casta lontana da noi; il mondo della politica è relegato in una scatola chiamata tv e alla lettura dei giornali. Non possiamo fare altro che commentare e spesso disapprovare tutto ciò che ci viene imposto, come fosse qualcosa di trascendente, su cui non possiamo intervenire.
E tutto ciò è spaventoso. C'è una distanza abissale tra il mondo in cui vivo e il mondo che descrivono giornali e telegiornali. E il nostro ruolo, il mio ruolo, qual è?
Sembra che non ci resti altro da fare che subire e cercare di sopravvivere, scaricando la mia frustrazione nel lavoro e nei pochi atti di ribellione sociale che vengono talvolta proposti (i vari Grillo&co). Eppure a ben pensarci anche tutti questi rientrano in questo formidabile sistema, fanno scaricare la nostra frustrazione, convogliano il dissenso in un unico canale, per poi sfogarlo e far tornare tutto come prima poco tempo dopo. Non voglio sicuramente dire che questi “paladini” della giustizia siano degli oscuri manovratori di folle controllati dalla casta che dicono di voler combattere. No, molto peggio. Questo sistema è così perché ha trovato un equilibrio. Un equilibrio fatto di omertà e menefreghismo, fatto di svogliatezza e impotenza. L'individuo ha perso il suo ruolo e la sua voce, delegandolo ad una vacua collettività che non rappresenta sé stessa e la persona.
E viviamo tutto con estrema passività. Deleghiamo ad altri la nostra attività cerebrale, ascoltiamo annuendo i politici o ci facciamo trascinare dai paladini dell'antisistema. Noi dove stiamo? Se il vivere insieme non parte dall'individuo perde tutto il suo senso, dovrebbe valorizzare la propria umanità, non calpestarla e bruciarla. È inutile prendersela con la casta politica o con la casta antipolitica, entrambe hanno ragione e hanno torto, gli unici con cui prendercela siamo noi. Siamo noi che permettiamo che tutto ciò che ci viene imposto ci venga imposto, siamo noi che votiamo quelli che ci governano e siamo noi che decidiamo di seguire i vari personaggi. La vera riforma non deve partire rovesciando l'attuale governo o sistema politico, la vera riforma deve partire da noi stessi, e da qui deve puntare sempre più in alto. E mai accettare a testa bassa ciò che ci viene imposto, perché siamo noi lo stato, siamo noi che facciamo politica, non poche persone chiuse in un palazzo ben addobbato, e siamo noi che viviamo la nostra vita.
Delirio finito...andate in pace! :P