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sabato 25 luglio 2009

Addio liceo

Forse con un po' di ritardo rifletto su quella che è la mia definitiva e ufficiale dipartita dal liceo. Iniziava a stancarmi, e a starmi decisamente stretto. Non che abbia le pretese di voler sconfinare chissà dove, solo quelle cose sono decisamente troppo strette. La scuola scelta è stata indubbiamente un errore. Ho senz'altro ereditato parecchio da questo percorso, e non rinnego né il modo di ragionare né il metodo che questi anni mi hanno insegnato. Solo non sopporto proprio il sistema scolastico. Non sopporto tutti quei professori che non si sentono pedagoghi, che non vogliono aprire delle porte, battere il sentiero di un percorso e seminare qualcosa di utile e prolifico, ma solo snocciolare le solite quattro cose e chiudersi immediatamente dopo. Mi hanno stancato tutti quelli che non vogliono insegnarti la loro passione per qualcosa, forse perché mai l'hanno avuta e mai l'avranno, ma ti insegnano una materia, inutile come tante altre. Tutti quelli per cui sono stato il numero 9. Non Fabio, Lorenzi, quello che parla spesso e trova spesso da ridire, non quello che ogni tanto prova a metterci qualcosa di suo, ma unicamente quello che sta dopo il numero 8 e prima del numero 10. Quello che prende x nel compito. E mi sono anche stancato di tutti quelli che stavano dalla stessa parte mia della classe, non dietro una cattedra, e non hanno creduto minimamente di poter imparare qualcosa, di potersi appassionare. Quelli che “la scuola proprio fa schifo, fortuna che adesso c'è l'estate che mi sballo”, quelli che “ma tu studi? Che sfigato! Secchione!”. Quelli che sicuramente hanno capito ben poco di quel posto che hanno frequentato per almeno 13 anni. Eh sì, non ho un ricordo eccezionale della scuola, mi tornano sempre in mente certi aspetti, senz'altro negativi, che hanno malamente condito il mio vissuto scolastico. Di fianco a questi ci stanno altri esempi, opposti, di gente che si è impegnata per dare qualcosa a noi, per accendere un po' di sana curiositas, per stimolare a guardarsi attorno, ad appassionarsi a qualcosa, fosse la fisica o la filosofia. Ed è davanti a questi esempi che si è formato sempre più forte il desiderio in me di...trovarmi lì, da quella parte, davanti ad una quarantina di occhi puntati, un po' verso di me, un po' altrove, e aprirmi, insegnare la mia passione per qualcosa, raccontare il mio sogno attraverso una materia, un discorso, un concetto. Non per far passare quel concetto o quel discorso, poco conta. Passerà, come tutte le altre cose. Ma per far vedere che dietro quel concetto c'è qualcosa, che si è mossa per raggiungerlo, che si anima dietro di lui e, instancabile, vuole trasmettere quanto più di sé stessa ad altri. Non so se possa essere davvero il mio destino. Però davanti a certi esempi ho sentito veramente una grande ammirazione, e penso che sicuramente mi abbiano lasciato qualcosa. Che non è una nozione o un concetto, che probabilmente ho anzi già dimenticato, ma è la passione per qualcosa.
Nota a margine per l'esame di stato. Certamente deluso per quello che è venuto generalmente fuori, e sicuro che la colpa non è solo nostra. Ma anche di chi doveva cercare di tirare fuori il meglio di noi, e non l'ha sicuramente fatto. E ho qualche dubbio anche sul fatto che ci abbiano realmente provato. Ok, è solo uno stupido numero, e noi non siamo numeri. Mi rammarica il fatto che quei numeri che non siamo in molti casi non rispecchino minimamente l'impegno di alcuni di noi, e dimostrino di aver tentato veramente poco di conoscerci.

Da parte mia però non mi lamento affatto :-P

domenica 30 novembre 2008

Ancora scuola

Torniamo a parlare di un argomento che a quanto pare sta a cuore a tanti, tanti di noi. Non si tratta tanto del decreto gelmini in sé, quanto dell'intera politica intrapresa dai vari governi, nell'ambito dell'istruzione, da parecchi anni a questa parte.
Sono più di 20 anni che i vari ministri dell'istruzione che si succedono parlano di riforme della scuola, di rinnovamento, di cambiamento radicale. E in questi vent'anni ben poco è cambiato. Quello che sembra accadere ora, con il decreto appena approvato e le probabili future azioni che verranno intraprese dal ministero dell'istruzione, può parere tremendo, una svolta verso il peggio, ma non sono dell'idea che possa veramente cambiare le cose. A gran voce si condannano i vari, singoli punti proposti, ci si scaglia contro il maestro unico, i tagli dei fondi, i voti in condotta che fanno media, la probabile privatizzazione delle università. Tutte cose senza alcun dubbio opinabili, e sulle quali anche io ho un giudizio decisamente negativo. Però tutta questa confusione non fa che allontanarci da quello che è il vero problema. Tutto questo discutere, aizzare folle, dibattere, urlare e manifestare, ci fa concentrare su pochi punti che sì, qualcosa significano, ma non sono il vero problema. Se una cosa è malata nel profondo, non saranno pochi accidenti lievi e momentanei a rendere tanto più critica la situazione. Anzi, la confusione che si agita, oltre a peggiorare lo stato delle cose, è solo un mucchio di energia sprecata. Come al solito sprecata verso inutili problemi di facciata, quando le pericolanti fondamenta non vengono minimamente prese in considerazione.
Il vero problema non sono le riforme che il ministro si propone di intraprendere. Volendo aprire gli occhi, il problema si manifesta apertamente e chiaramente a tutti: siamo noi.
La scuola, così come lo stato, non la fanno poche persone sedute in parlamento, ma la fanno gli studenti, i professori, le famiglie degli studenti e dei professori, i bidelli, amici, parenti e familiari di persone coinvolte...in breve: tutti. Molti, moltissimi studenti non hanno alcun reale interesse a studiare, e lo si evince chiaramente dal loro comportamento, dal fatto che non dedichino allo studio, al sapere e alla cultura che il tempo minimamente indispensabile per sopravvivere e non farsi bocciare, dal fatto che vedano questo tempo come sprecato. E queste persone ora sono con ogni probabilità là, in piazza, a manifestare e urlare a gran voce “lasciateci studiare”. Quando non ne hanno mai avuto il minimo interesse e mai l'avranno, solo ora si sentono privati di un irrevocabile diritto (del quale nessuno li priverà), e per non sentirsi parte del “malvagio” sistema, con tutto ciò che comporta, si schierano con le forze del presunto bene, che a tutti porterà gioia, felicità e studio (al quale comunque mai si interesseranno).
Il problema sono i professori che non hanno alcun interesse a insegnare, ai quali nulla importa dei loro studenti. Questi professori c'erano prima del decreto e ci saranno dopo. Il problema sono tutte le persone che, corrotte esse stesse fino al midollo, criticano a gran voce tutto ciò che gli scorre accanto, senza pensare minimamente di poter essere un minimo sbagliate anche loro.
Il problema sono coloro che pretendono maggiori investimenti sui singoli studenti quando essi stessi rappresentano soldi sprecati dallo stato per garantire loro il diritto allo “studio” del quale però scelgono volontariamente di non beneficiare.
In sostanza, il problema sono tutte le persone che criticano questi punti superficiali e le azioni intraprese dai vari governi senza pensare che se la scuola è così è per colpa di tutti quelli che la compongono, che contribuiscono a peggiorarla, che vanificano le poche buone azioni intraprese da qualche raro spirito che ancora vuol fare qualcosa.
Pensate che se tutti gli studenti e i professori scesi in piazza si comportassero come dicono che debbano comportarsi tutti gli altri la scuola sarebbe nelle condizioni in cui si trova? No, decisamente no. Se la scuola si trova in queste condizioni è perché ciascuno, nel suo piccolo, contribuisce a renderla un pochino peggiore. Si, sto generalizzando. Esistono persone che operano per migliorarla, come esistono persone che la peggiorano in maniera più evidente delle altre, e da questo grande equilibrio ne emerge una situazione decisamente penosa.
È per questo che una riforma non può cambiare le cose più di tanto: può solamente operare su elementi esteriori e decorativi, di valore non indispensabile. Le fondamenta della scuola siamo noi, se ad essere sbagliati siamo noi la situazione rimarrà penosa in ogni caso, se fossimo giusti non sarebbero pochi cambiamenti di poco conto a pregiudicare il nostro valore e ad impensierirci, non sortirebbero comunque nessun effetto.
Il motivo per cui ci si scaglia tanto verso questo decreto è proprio il fatto che ad essere sbagliati siamo noi. È uno dei meccanismi più usuali e banali dell'uomo. Quando c'è qualcosa che non va è estremamente difficile assumersi le proprie responsabilità e cercare di cambiare le cose, è molto più facile creare confusione e gettare la colpa ad altri, pretendendo che siano essi a dovervi rimediare.
Dovremmo quindi smettere di manifestare e accettare quello che ci viene imposto?
No, non dico questo. Dico solo che, accanto alle manifestazioni, dovremmo migliorare noi stessi, le persone che ci stanno attorno e l'ambiente che ci circonda. Non sarà un decreto a cambiare la scuola. Ma, tutti gli studenti, tutti i professori e tutte le persone che ne fanno parte possono veramente cambiarla.

mercoledì 29 ottobre 2008

Decreto e manifestazioni (parte prima)

“Domani tutti in piazza a manifestare, domani faremo valere i nostri diritti!” Segue un interminabile serie di slogan, da “più tagli più ragli” a “la Gelmini mangia i bambini”...patetico.
Patetico non riferito alla manifestazione in sé, reputo estremamente positivo esternare le proprie opinioni, anziché tenerle chiuse nel cassetto, mi colma di speranza vedere tanti giovani (parlo come un vecchio XD) che lottano per far valere le proprie idee.
Il patetico è riferito a ciò che in realtà vedo, a chi protesta e in quali modi lo fa.
Parto da una premessa, fondamentale, non sono d'accordo con la maggior parte dei punti di questo decreto. Reputo sbagliato tagliare fondi ad una scuola che è già quella meno finanziata d'europa, mandare a casa migliaia e migliaia di lavoratori, creare classi ponte di “emarginati” che faranno sicuramente fatica ad integrarsi con la società.
Il punto è che la stragrande maggioranza della gente che protesta lo fa senza consapevolezza, senza cognizione di causa, senza aver ragionato sulla questione e senza avere il diritto morale di poter pretendere qualcosa in più di quello che lo stato vuole fornire loro. 
Molti soldi investiti nella scuola sono sprecati. Come? Docenti incompetenti, personale inutile e sovrabbondante, corsi universitari con meno di cinque iscritti o con materie di interesse tendente al nullo...Si parla tanto del fatto che non si possono mandare per la strada migliaia di persone, ma da quando tutti si fanno carico dei diritti dei lavoratori? Mi suona decisamente nuova. E non mi tiro indietro se devo dire che molti degli insegnanti che ho, ho avuto o di cui semplicemente ho sentito parlare, farebbero meglio a scegliersi un altro lavoro, in quanto totalmente inqualificati per quello che è un ruolo che richiede una grande preparazione, non solo sulla materia, ma anche sul metodo, sul valore pedagogico del proprio mestiere. Il personale scolastico potrebbe essere ridotto senza perdite dal punto di vista dell'apprendimento (il ministero dell'istruzione ha il compito di fornire istruzione appunto, non posti di lavoro), ci sono tantissimi bidelli che semplicemente passano il tempo a leggere il giornale e chiaccherare, ci sono assistenti la cui utilità si limita al nulla più totale, c'è personale il cui ruolo non è mai stato ben identificato e che viene pagato per dedicarsi all'attività del dolce far niente. Visti in quest'ottica tutti i tagli previsti sinceramente hanno un altro peso.
Ma quello che è l'argomento più importante è il fatto che molte delle persone che protestano e rivendicano diritti farebbero meglio a stare zitte. Io ne conosco molte e con molte di queste mi vedo quasi tutti i giorni. I soldi che lo stato investe per questi studenti sono soldi SPRECATI. È inutile, sbagliato e ingiusto protestare contro questi tagli, se a protestare sono persone che non sfruttano neanche quel poco che gli viene concesso, andando a scuola solo per scaldare il banco, spinti avanti a calci nel culo, senza nessun interesse per la cultura ma attratti dalla moda tutta italiana di proseguire e proseguire gli studi per acquisire una presunta cultura che non servirà mai loro. Questo è lo spreco principale della scuola. E quando sento gente protestare, gente che dice che vuole studiare, penso a quanto molte di queste persone (non tutte) siano PATETICHE, ridicole.
Per ogni iscritto ad un corso universitario lo stato ha da pagare delle cifre non indifferenti che, moltiplicate per tutti gli studenti che dell'università proprio se ne fregano (marinando i corsi, ritirandosi dopo pochi mesi o dopo un solo anno), fanno uno spreco estremamente rilevante. Tutte gli studenti che sistematicamente “fanno buco” e trattano la scuola come un pesante obbligo, un'aspra e dura imposizione, sono milioni e milioni di euro sprecati. A scuola semplicemente non ci dovrebbero andare, e non hanno nessun diritto di pretendere e pretendere, quando sono solamente un peso per tutti gli altri.
Andare a scuola è un diritto, ma allo stesso tempo un DOVERE. Chi va a scuola deve dedicargli il giusto impegno, deve non solo guardare a cosa gli è dovuto ma anche a cosa deve a chi gli dà l'opportunità di studiare. Studiare è un'opportunità, non qualcosa che spetta a tutti e che tutti devono sopportare per un certo numero di anni prima di iniziare a lavorare. Chi la pensa diversamente ha tutte le possibilità di lavoro che vuole, può darsi da fare e cercare il suo ruolo nella società. La società deve offrire a tutti la possibilità di studiare ma ciascuno deve volerlo veramente e meritarselo se no può benissimo dedicarsi a qualcos'altro.

È quando penso a tutte quelle persone che, leggendo quegli slogan e pensando alle varie manifestazioni, non riesco a non pensare quanto tutto ciò sia patetico.


CONTINUA (o almeno me lo auguro, ho già buttato giù qualcosa ma la voglia di continuare rasenta lo zero assoluto)